Al centro del mio progetto (che vi spiegherò qualche pagina più in là) c'è Emma, mia figlia.
Emma da piccola rideva, batteva le manine, giocava, mi sorrideva ma verso i 3 anni, mi resi conto che non faceva più nulla di tutto quello che faceva prima. Era assente, non c'era più!
La chiamavi e non rispondeva, se ne stava da sola e non interagiva con nessuno, non teneva a lungo lo sguardo, giusto un battito d'ali, e non parlava, neppure una parola.
Da quel momento iniziò un susseguirsi di visite, consulti, incontri e poi, purtroppo, le parole dello specialista: "spettro autistico".
Posso dire che mia figlia è nata la prima volta il 9 maggio del 2015 per morire e rinascere nuovamente il 21 febbraio 2018. Quel giorno rinasce una nuova Emma che non è più la bambina che giocava, che scrutava il mondo con i suoi occhioni grandi, che sorrideva a chiunque. È un'altra Emma.
La diagnosi di autismo è una diagnosi irreversibile, difficile da accettare e che ti fa cadere in una zona di buio o meglio in un mare profondo, perché il mare è un luogo complesso, imprevedibile, per natura sconosciuto, per vastità infinito. A volte le sue acque sono limpide e calme, altre agitate e quasi pericolose, soprattutto per chi non le conosce, per chi non sa nuotare.
Io ho dovuto imparare a nuotare, a volte la corrente è ancora forte ma ormai so nuotare.
Emma oggi ha 11 anni, grazie a tante, tantissime terapie (CAA e ABA), impegno, costanza e amore ha superato molte difficoltà ma le sfide sono ancora tante. Avere un figlio autistico infatti non è facile, è una sfida costante perché bisogna fare i conti con questa sindrome sempre, di continuo, tutti i giorni.
Per ogni conquista, ogni abbraccio, ogni sorriso, ogni traguardo, c'è una ferita, alcune già rimarginate, altre forse un po' meno.
In ogni caso farò del mio meglio per far sì che Emma possa superare ogni difficoltà. Non posso fare di più. Non posso fare di meno.
💖 Flavia
Mamma di Emma
Fondatrice di Moffy